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Gli edifici storici

Il Castello

castello_4_smalllL'edificio fu costruito nel corso dell'XI secolo, integrandosi in un sistema di fortificazioni comprendente i castelli circostanti di Popoli, Pacentro, Vittorito, Prezza e Anversa. La sua posizione risultava particolarmente strategica, essendo posto a controllo del passaggio tra la Valle Peligna e la Valle del Sangro, strettamente collegata con le regioni meridionali e Napoli.
Originariamente doveva consistere nella sola torre centrale di avvistamento (puntone) secondo alcuni edificata già in epoca longobarda, a pianta pentagonale con la punta rivolta verso SW, intorno alla quale in epoca angioina fu innalzata l'attuale cinta muraria comprendente le due torri circolari superstiti. Ulteriori aggiunte ecastello_3_small modifiche, soprattutto per rendere più sicuro e fortificato l'edificio, dovettero avvenire nel corso dei secoli, senza però alterare strutturalmente la pianta iniziale. Nella seconda metà dell'Ottocento erano ancora visibili le quattro torri angolari, sebbene il fortilizio fosse già fortemente degradato e si fossero perse le tracce del fossato che forse lo cingeva. Tali notizie si possono dedurre dai testi del De Stephanis e da alcune antiche vedute del Castello.

Palazzo Ducale.

palazzo_ducale_1_smalllFu dimora principale della famiglia feudale che per secoli governò il paese, i Cantelmo. Il palazzo, che doveva essere tra i più monumentali e ricchi del paese, ha subito varie modifiche nel corso dei secoli, dovute soprattutto alle diverse funzioni (attualmente ospita il municipio) ma conserva ancora parte del suo fascino; è formato da tre corpi rettangolari uniti ad "U", con il lato aperto verso la vallata del Gizio.
Nel cortile spicca una bella fontana in pietra, decorata con motivi vegetali, fatta costruire da Fabrizio II Cantelmo nella prima metà del XVII secolo, come si legge nell'iscrizione ancora ben visibile sulla base.
cortile_1_smallLa facciata principale è in parte coperta da una scalinata, alla base della quale è visibile uno stemma inciso nella pietra; sulla stessa parete è dipinta un'antica meridiana, arricchita da una cornice raffigurante i segni zodiacali ed altri elementi celesti.Il portale, ornato dallo stemma gentilizio, era originariamente sulla parete laterale e venne in seguito spostato nella collocazione attuale. Nei locali sottostanti la scalinata, ora occupati da un ristorante, si trovavano la scuderia e una cantina, della quale si conserva ancora un caratteristico torchio in legno.

La Castaldina

castaldina_1_smallL'edificio era in origine la residenza dei Castaldo, amministratori della famiglia Cantelmo. Nel 1770 venne integralmente ristrutturato dal nuovo proprietario, Filippo De Stephanis, come testimonia l'iscrizione posta sulla finestra centrale.
Proprio a questo intervento settecentesco si deve il caratteristico aspetto tardo-barocco dell'edificio, con le due colonne del portale centrale che sembrano sorreggere il balcone soprastante. La facciata si presenta tripartita ed è arricchita dai particolari architettonici: i portali e le finestre sono tutti lavorati ed impreziositi da piccole finestrelle ogivali; tra le finestre del piano rialzato due nicchie abbellite da elementi vegetali dovevano originariamente contenere ulteriori elementi decorativi, purtroppo scomparsi; un grande stemma orna il portale della finestra centrale.
Tra gli elementi più caratterizzanti la struttura e pienamente rispondenti al gusto dell'epoca sono i balconi fortemente sporgenti ed arrotondati, lavorati in ferro battuto ed ingentiliti da applicazioni floreali.
Secondo una tradizione locale l'edificio sarebbe sorto sulle fondamenta di un'antica torre di difesa: la posizione, fortemente a strapiombo sulla valle del Gizio, potrebbe avvalorare tale ipotesi ma fino ad ora non ne sono state riscontrate prove certe.

Palazzo Gravina

Edificio costruito nel XVII secolo su un corpo preesistente, le cui strutture sono ancora ben conservate e visibili nelle cantine; da notare anche una bella bifora al piano superiore. Importante componente della famiglia fu Pasquale Gravina, medico appassionato di botanica al quale venne anche dedicata una pianta, la cosiddetta Brassica Gravinae.

La Locanda

locanda_1_smallE' posta poco lontano dal Castello, sulla vecchia Via Napoleonica, un luogo di sosta e ristoro per chi transitava lungo questa importante arteria viaria del Regno di Napoli e allora definita"'regina viarum" proprio per il suo ruolo nella viabilità tra la Valle Peligna, il Molise e la Campania.
La Locanda era anche un luogo di rifugio per i viaggiatori, visti i numerosi pericoli in cui incorreva chi si metteva in viaggio attraverso regioni infestate all'epoca da briganti e banditi, motivo che induceva le principali compagnie di trasporto a stipulare assicurazioni per i propri passeggeri.
L'edificio ha un ampio portone d'accesso sulla via Napoleonica, un tempo utilizzato dalle carrozze, sormontato da uno stemma dei Cantelmo.
Tramite un cortile interno si accede al pianterreno dove erano i servizi di ristoro e i magazzini; una gradinata conduce al piano superiore, dove erano allestite le stanze d'alloggio. Attualmente la Locanda è adibita ad abitazione privata e ristorante.

Palazzo Del Prete-Nola

Attualmente suddiviso in due proprietà, Del Prete nella parte prospiciente il Castello, Nola nella restante parte lungo Via Marconi. Il palazzo, databile al XVIII secolo, costituiva originariamente un corpo unico, fatto costruire o riadattare su un edificio preesistente dalla famiglia Croce, come indicano gli stemmi di tale casata presenti sopra i portali principali.
Infatti, prima di essere di proprietà dei Nola-Del Prete, l'edificio apparteneva a don Croce Croce, notaio del regno di Ferdinando di Borbone. Di un certo interesse risulta un bassorilievo lungo la prima rampa di scale nella proprietà Del Prete.

Palazzo Croce

palazzo_croce_1_smallHa mantenuto la sua struttura originaria soprattutto all' esterno e presenta due ingressi, uno su Via S. Antonio e l'altro sull'attuale strada provinciale, un tempo denominata Via Sabaot. L'interno conserva nell'atrio il prezioso frammento epigrafico dell'Edictum di Diocleziano.

 

 

 

Palazzo Vitto-Massei

palazzo_vitto_massei_1_smallAccanto al palazzo Croce, anch'esso ha ingressi sulle due strade parallele. La magnificenza del palazzo, ancora ben conservato nei suoi elementi architettonici e decorativi originari, traduce simbolicamente la potenza economica della famiglia. Qui venne ospitato il re Ferdinando di Borbone nel 1832.
Nell'atrio del palazzo è visibile un'iscrizione di età romana rinvenuta all'inizio del XIX secolo, che riporta il nome di una sacerdotessa di Cerere e Venere, appartenente alla gens Mamia.

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